Pochi giorni fa, a Kona (Hawaii) si è disputato il campionato mondiale IronMan.
Giusto per ricordare di cosa si tratta, è un Triathlon composto da:
3,8 km a nuoto;
180 km di bici;
42 km di corsa (una maratona).
Tutte in fila.
I migliori ci mettono 8 ore… Gli altri… Fino a 17!
Nella mia vita ho fatto solo due maratone e, quando le ho terminate, ero davvero a pezzi… Pensare che in questo caso prima ci sono 70/80 minuti di nuoto e 6/7 ore di bici… bè, mi fa dire: “Non lo farò mai”.
Eppure c’è una vocina dentro di me che non è poi così d’accordo.
Una vocina che fino a pochi giorni fa era quasi impercettibile… Ma poi ho visto un video.
Non si tratta di uno di quelli ultra-mega-iper motivazionali, uno di quelli con immagini fighissime e una voce narrante che ti dice “I limiti sono fatti per essere superati”.
NB: a me piacciono tantissimo quei video.
No, un video molto diverso.
Si tratta dell’arrivo degli ultimi partecipanti… Quelli dell’ultima ora… La diciassettesisma.

A parte un paio, gli altri non sembrano assolutamente degli IronMan… Anzi… Fanno pensare il classico “Bè, se lo hanno fatto loro… Posso farlo anche io”.
Eh ma la differenza è che loro lo fanno e io parlo
Daniel Fontana, forse il più forte IronMan italiano (anche se a Kona ha trovato una giornata No), ha dichiarato: “Una gara di triathlon e soprattutto un ironman, è un romanzo, alcune pagine le divori, altre fai più fatica a metabolizzarle e alcune cose le capirai solo alla fine”.
E leggendo un po’ in giro ho notato come la maggiorparte delle persone che ne hanno completato uno, parlano di 70% mente e 30% fisico.
Questo significa che, per quanto ci si possa allenare, forse è impossibile arrivarci in fondo con il solo allenamento (a meno che non si parli di atleti).
La persona però che mi fa più alimenta in me il pensiero “Un giorno farò un IronMan” è Angelo Zanichelli.
Un ragazzo normalissimo (a parte per la scelta dei colori del proprio outfit :-D) che ho conosciuto circa un anno fa per lavoro. Ora siamo diventati amici.
Bè, Angelo è un 3 volte IronMan… TRE VOLTE.
Ne parla poco e anzi, quando gli racconto delle mie maratone… Lui mi tratta come se il superatleta fossi io!
Il suo bello è che una persona normalissima che ha fatto un qualcosa che io credo sia straordinario
Ma pensandoci bene… SuperMan in realtà non è Clark Kent?
Keep Running
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Giuse.