La settimana scorsa su CoachingBreak c’è stato un guest-post di Andrea Zavaglia.

Erano i suoi pensieri sulla decisione di un ragazzo di 20 anni di togliersi la vita.

Pochi giorni dopo gli arriva un messaggio e pian piano diventano una serie di messaggi… un fiume in piena.

L’autrice di quei messaggi ha dato il suo benestare a renderli pubblici… quindi…

Ladies and gentlemen… Valeria Gravina.

 

Ho appena finito di leggere l’articolo di Andrea di giovedì scorso, e sale in me il desiderio di scrivergli, di condividere la mia esperienza e magari chiedergli qualcosa in più su questa storia.

Ecco le mie parole:

Mi ha toccato moltissimo quello che hai scritto e se un giorno ne avrai voglia e ne avremo modo, mi piacerebbe sapere come è andata l’esperienza con i 14enni/16enni e soprattutto scambiare due parole con te in merito a questo argomento.

Hai ragione: chi sta intorno non poteva/non può immaginare una cosa così. Solitamente quando si arriva a pensare e poi attuare una soluzione tanto drastica si è al limite della sopportazione, dello scoraggiamento, della sofferenza e del pessimismo. E niente e nessuno, proprio niente e nessuno sembra avere senso. Si arriva a pensare che niente e nessuno costituisca più una valida ragione per restare.

C’è tanta disperazione e tanto coraggio dietro un tale gesto. Coraggio ti suona strano?

Ce ne vuole, è strano da spiegare ma è così. Io soltanto a novembre scorso ho realizzato e consapevolizzato tante cose, tante…

E proprio questo voglio dirti: tu fai già qualcosa per tanti, col tuo lavoro, con le tue competenze, coi tuoi abbracci, con le tue coaching.

Il messaggio di amore verso la vita che hai deciso di portare in giro sono quanto di più prezioso tu possa regalare al mondo, alle persone.

Io non smetterò MAI di ringraziare tutte le persone che, come te, hanno votato la loro vita a migliorare quella degli altri… e forse ora, proprio in questo momento, sto facendo proprio questo, scrivendo a te.

Ho iniziato con due righe per esprimerti la mia intenzione di fare due chiacchiere e invece eccomi qui a buttare giù pensieri a caldo!

Io vi ho incontrati (Ekis nrd) dopo e non prima del mio tentativo (tentativo fallito unicamente per la comparsa inaspettata di una collega che, stranamente, invece di scendere in strada a cercarmi ha istintivamente iniziato a chiamare il mio nome per la tromba delle scale, guardando IN ALTO! Io sono scesa dal davanzale infastidita da quella interruzione, decisa a inventare una scusa per prendere tempo e mandarla via, per riprendere da dove avevo lasciato e portare a termine quello che avevo ormai deciso…

È stato solo quando mi sono affacciata per le scale che ho visto il suo viso rivolto verso i piani alti. Mi è sembrato così strano, così bizzarro, mi ha colpito intensamente.

Avrei immaginato che, quando si cerca qualcuno si dia per scontato che sia andato al bar, sia sceso a fare due passi, sia andato a prendere un po’ d’aria giù in strada.

Mai avrei personalmente cercato qualcuno qualche piano più in alto, tantomeno chiamando il suo nome per le scale di un palazzo di uffici!!

Proprio singolare, ma mi ha salvato la vita, assieme alla sua tenacia di tenermi a parlare con lei e alla premura di chi l’aveva inviata a cercarmi.

Vita che ora apprezzo moltissimo e onoro ogni giorno.

Grazie a persone come te, come voi ora SO che non voglio più tornare a quei livelli di disperazione e soprattutto so COME fare per non tornarci.

So cosa dire a me stessa, perché quello che “frega” in quei casi è proprio il dialogo interno: una spirale verso il basso senza soluzione di continuità.

Si arriva a credere con tutta la forza che la soluzione sia una soltanto.

Quanto ci si sbaglia!

Si disprezza tutto e tutti e si considera la vita stessa una punizione dalla quale cercare la fuga. L’unico pensiero che dà sollievo e speranza è quello di avere nelle proprie mani la possibilità di farla finita.

Ora ho capito che ci sono e ci devono essere altri modi di parlare a sé stessi, altre soluzioni (ci sono sempre, adesso lo so) che non si è mai davvero soli (anche quando sembra così, c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltarti se solo tu ti sbloccassi da quella spirale) e ho anche imparato che c’è chi le soluzioni le conosce e per professione ti passa le sue competenze e ti offre strumenti di riflessione profonda ma anche e soprattutto strumenti PRATICI di aiuto.

Per chi è in forte depressione e comincia a maturare pensieri estremi ha bisogno soprattutto di questo: vedere quello spiraglio.

Non di ascoltare discorsi preconfezionati pieni di luoghi comuni e frasi fatte da manuale.

Io andavo da anni da una psichiatra e, con tutto il rispetto per l’intera categoria, per la professionalità e per i buoni intenti, ti posso assicurare che mi hanno aiutata più quei pochi, intensi e decisivi giorni a Reggio che non anni di terapie (di parole parole parole riguardo al passato e al presente… che continuavo a vedere nero).

Ti ho raccontato ciò che è successo quel giorno su quel davanzale, ora ti chiarisco cosa è successo in quei giorni di novembre: ero approdata all’Excellence Coaching (corso Ekis nrd) con la paura (inconscia) di ricadere nello stesso tragico gesto prima o poi, se la vita mi avesse nuovamente sfidato con prove durissime.

Non avevo fiducia alcuna nelle mie capacità ed evidentemente mi sentivo debole davanti a questo “mostro”, vivere mi faceva ancora paura, mi sembrava di camminare su un ponte sospeso… esisteva ancora la possibilità di cadere… o peggio: di VOLER cadere.

Quando il primo giorno di corso sono salita su una sedia con il solo intento di ballare, ho perso l’equilibrio e quella sensazione mi ha riportata indietro di alcuni mesi a “quel” momento.

Nei giorni seguenti ho elaborato il tutto, ma ancora con dentro la paura tremenda di ricorrere di nuovo ad una “soluzione estrema” come unica soluzione ai problemi e alle sofferenze.

Avrei voluto prendere il microfono e raccontare cosa avevo fatto solo perché in realtà avevo paura di rifarlo.

Come se dirlo al microfono in quella sala significasse automaticamente lasciare lì quel rischio, quella possibilità, quella paura.

L’ultimo giorno, invece, quando ho preso il microfono e ho parlato (in piedi sulla sedia) era cambiato tutto dentro di me.

La GRANDE differenza era nella consapevolezza.

Da quel momento SAPEVO e SENTIVO forte e chiaro dentro che non sussisteva PIÙ alcun rischio di rientrare nella spirale della depressione, tantomeno di fare pensieri autolesionistici.

Finalmente avevo delle valide realistiche pratiche soluzioni da attuare e delle mete da perseguire e delle linee guida e qualcosa per cui vivere: me stessa!!!

L’amore per me stessa e per la vita stessa!!!

Fino a quel momento non avevo capito quanto i momenti sfidanti non siano una punizione, ma trampolini di lancio verso qualcosa di meglio!

Adesso me li vivo tutti così i momenti duri: niente cedimenti o passi indietro, solo sguardo in avanti e atteggiamento attivo, tanta voglia di farcela, tanta voglia di positività, di godersi gli istanti e anche le piccole cose, di assaporarla questa vita che non voglio più disprezzare né temere.

Adesso è mia amica, mia grande insegnante. Mi forgia e mi aiuta a migliorare e crescere, coi suoi alti e bassi, con le ardue prove che mi continua a sottoporre.

Voi mi avete aiutato a trovare Valeria e su di lei ora finalmente so di poter contare.

So di avere le risorse e adesso so attingerne.

E mi si è aperto tutto un meraviglioso mondo di persone, nuovi amici, nuove conoscenze molto più simili e funzionali al mio nuovo atteggiamento verso le cose e verso la vita.

Senza parlare di quanto tutto mi sembri ora più luminoso e sostenibile ora, ripeto: anche i momenti sfidanti!

Perché il grande segreto è che ora, davanti a un ostacolo grande impegnativo mi dico.

Ho superato di peggio, posso benissimo affrontare anche questo e superarlo alla grande: imparerò sicuramente qualcosa in più che prima non sapevo”.

E ti assicuro, Andrea, credimi, non era da me una filosofia simile!

Era impensabile per la “vecchia me”. Non credo in Dio perciò non posso dire “adesso ringrazio Dio di essere cambiata in meglio”…però posso ringraziare voi tutti e me stessa chiaramente!

Perciò non sentirti “impotente” come hai scritto bell’articolo: hai già fatto e potrai fare moltissimo, davvero moltissimo, per molti come me.

Se fossi qui ti restituirei uno dei tuoi abbracci, come l’ultimo al Vitality Coaching che ancora ricordo.

Si sente che sei speciale quindi posso solo incoraggiarti proseguire su questa tua strada. E grazie ancora, a tutti. Infinitamente.

Valeria Gravina.