Domenica scorsa, 8 dicembre 2013, ho corso la mia seconda maratona. E la seconda volta non si scorda mai.

Dopo New York 2011, la scelta è toccata ad un’altra metropoli: Reggio Emilia 😀

Dopo aver rinunciato a New York avevo bisogno di un nuovo traguardo a cui dedicare i miei 1.200 km percorsi da gennaio, le mie pause pranzo passate ad allenarmi, il tempo tolto a Gioele, Greta e alle persone a cui voglio bene… ne avevo davvero bisogno!

Quel traguardo era a Reggio, la mia Reggio.

Non eravamo in 50.000 partecipanti, ma in circa 2.000 e per strada non c’era un pubblico festante dal primo all’ultimo chilometro… anzi, qualche insulto a causa delle strade chiuse è volato :-D.

Anche se devo dire che all’arrivo c’era tanta gente!

La settimana precedente ero parecchio teso (nulla a che vedere con New York, lì ero una corda di violino), mi ero allenato tanto ma i due lunghi da 30 km di allenamento li avevo curati davvero male, facendo colazioni sbagliatissime e prendendoli sottogamba… ed infatti entrambe le volte ero andato davvero in grande difficoltà verso gli ultimi chilometri.

Ecco perché ero teso: non avevo davvero idea di che cosa sarebbe successo dopo il 25° chilometro.

Sono partito piano, anche perché non avrei potuto fare altrimenti visto che ero in fondo al gruppo e che per i primi 3km il percorso si snodava nelle vie del centro, poi una volta fuori, la strada si è aperta e ho iniziato a recuperare.

Per un tratto sono stato con il gruppetto che avrebbe chiuso con un tempo di 3h 45 min. Anche loro erano rimasti imbottigliati all’inizio e infatti tenevano un ritmo superiore a quello che avrebbero dovuto tenere e a me andava bene.

I primi 10km sono volati, dopodiché ho iniziato a fare un po’ di calcoli. Avevo delle belle sensazioni, ma non sapevo il limite… quindi ho deciso che se a metà gara fossi stato bene… avrei accelerato.

Ovviamente mi conosco e non ho resistito, infatti ho aumentato prima 😀

Dal 21° fino al 30° una parte di me aspettava la BOTTA… ma più andavo più mi sentivo stanco ma con energie.

Al 35° ho iniziato a sentire un qualche indurimento e ho deciso di fare il rifornimento fatto bene, prendendo un pezzo di banana ed un bel bicchierone di sali minerali… e li ho mangiati camminando, in modo da recuperare un minimo e poi via.

Verso il 37° i primi cramepetti alle cosce… OHCCAAAAA**O!!!!!

Mi fermo? Cammino? Faccio stratching?

No dai ca**o… devo andare manca davvero poco.

E allora mi sono venute in mente le parole di Fulvio Massini e di Stefano Baldini al breefing tecnico la sera prima della maratona di New York:

  • Se hai un crampo, o se senti le gambe affaticate… accelera, fai uno scatto!

Quando l’ho sentito ho detto: “Ah che bella strategia… la terrò presente”.

Il giorno dopo a Central Park, non avevo minimamente la forza di farli… e infatti mi sono fermato, ho fatto stretching e poi ho ripreso a correre.

Domenica invece… ci ho provato… e ti garantisco che dopo 37 km ci vuole coraggio per fare un allungo… ma, magia: poco a poco sono spariti. INCREDIBILE!

Dal 38° al 40° il percorso passava sul sentiero del “Parco delle Caprette” il posto dove ho macinato il maggior numero dei miei allenamenti e teatro delle passeggiate estive con Gioele. Mi ero ripromesso che non mi sarei mai potuto fermare lì, lo sentivo come un segno di rispetto nei confronti di un posto magico, dove ho versato sudore e fatica, ma anche dove sono davvero diventato runner.

E così ho fatto, sono arrivato all’ultimo rifornimento del 40° e anche lì ho preso una banana e mentre stavo bevendo un po’ di sali… sento:

Dai Monta che andiamo!

Mi giro e vedo Zanna, un ragazzo con il quale mi sono allenato qualche volta… un amico di amici. Senza dire nulla butto il bicchiere e riparto con lui.

Ha un passo al quale faccio fatica a stare, ma lo sento bello pimpante e mi parla. Mi dice che sta facendo la staffetta, con atri tre ragazzi, quindi lui era al suo 12° chilometro e che sarebbe arrivato all’arrivo. Mi dice altre cose, che sinceramente non mi ricordo perfettamente, il mio unico pensiero era stargli attaccato.

41°… lo seguo, ma fatico… però vedo le porte della città e chissà perché, ma quando conosci bene un posto un po’ appiattisci le distanze e mi sembrava mancasse molto meno al traguardo.

Centro storico, ok è fatta… e allora UUUAAAAAMMM… il passo accelera, vedo il traguardo ed inizio a guardarmi attorno cercando la Greta, ma un po’ la vista è annebbiata, un po’ voglio godermi quell’ultimo passo, un po’ devo fermare il tempo sull’orologio (classica patologia del runner)… e non la vedo.

Taglio il traguardo, medaglia e mi sento chiamare, sono amici che erano lì con Danilo, li saluto ma non riesco a parlare più di tanto. L’unica cosa che mi viene da fare è abbracciare Danilo. Eravamo a NY assieme e la mattina siamo partiti assieme

Dopo un attimo mi giro e dall’altra parte c’è la Greta, che bello averla lì… la vado ad abbracciare e baciare!

La vista ancora non è perfettamente centrata e mi dirigo subito verso il ristoro. Mangio tutto ciò che mi capita sottomano con un mix tanto casuale quanto perfetto. Bevo caraffe su caraffe di thè caldo.

Trovo un posto dove sedermi e me la godo… parlo con Danilo, la Gre, Stefano, la Patty ed altri amici… guardo gli altri runner arrivare e parlare di tempi, ritmi, etc etc… sono felice.

Il tempo finale è di 3h 44min e 03 sec, un miglioramento di 12 minuti rispetto a NY. Ci speravo ma non me l’aspettavo.

Il mio obiettivo è di chiudere una maratona sotto alle 3h e 30min, ma c’è tempo… avevo bisogno di questo step, avevo bisogno di sentire delle belle sensazioni. Ho faticato ma non ho sofferto

Per ora c’è solo da dire dei Grazie.

Alla mia città, che mi ha regalato una magnifica giornata di sole e temperatura freddina ma perfetta per correre. Non sei New York, ma per me sei stupenda.

Ad Andrea Energy, mio allenatore ed amico… grazie per la grande energia che mi dai, mi sono fidato di te e ho fatto bene, sei una gran persona.

A Danilo, per esserci sempre e per darmi punti di vista nuovi, mettendoci sempre sorriso ed ironia.

Al Caggio (alias Marco Caggiati) per avermi dato un paio di dritte davvero importanti sul come curare l’integrazione pre e durante la gara… non le ho seguite alla perfezione, ma mi sono servite tanto.

A Luca Fantuzzi, top runner reggiano che mi ha dato alcuni consigli logistici della maratona di Reggio, che mi hanno consentito di focalizzarmi solo sul correre e non sul prima.

Ad Angelo, pluri iron-man che mi ha incitato e dato consigli su Fb, come se stessi per compiere un’impresa storica, mi hai fatto sentire importante!

A tutte le persone (tantissime) che mi hanno incitato nei giorni precedenti, durante e dopo… siete tantissimi e mi avete fatto davvero commuovere, sul traguardo c’era ognuno di voi.

Ai miei Angeli Custodi che ogni qual volta metto tutto me stesso in un qualcosa si fanno trovare al momento giusto al posto giusto:

  • Persone come Zanna, che con un “Dai Monta che andiamo” mi ha fatto tenere botta fino alla fine, consentendomi di andare sotto alle 3h 45 min.
  • Persone come quelle che hanno aiutato il mio amico Paolo a completare la sua prima maratona, nonostante non avesse mai corso più di 15 km (un PAZZO EROE) e che al 30° km volesse ritirarsi (visto che il percorso passava davanti casa sua). E invece oggi confida di aver dovuto spingere al massimo per gli ultimi 200 metri per non piangere dalla gioia.

Ai miei genitori e a mia sorella, che so bene essere fieri di me anche se “ma chi te lo fa fare?” o “io non capisco davvero che gusto ci sia” o “mi raccomando corri sull’erba che ti fai male”, vi voglio un bene immenso.

E ovviamente gli ultimi vanno alle due persone più importanti della mia vita, non me ne vogliano gli altri.

Alla Greta, che ha deciso di essere al traguardo anche se c’era un bel freddo e che non vedevo l’ora di abbracciare e vedere… nonostante il tempo che ho tolto allo stare assieme per allenarmi, non ha mai detto nulla, mi ha sempre supportato ed incitato, sei la mia più grande forza. Inoltre l’8 dicembre è il nostro anniversario di fidanzamento, SEI ANNI… e chissenefrega se dopo che ci si sposa l’anniversario diventa quello del Matrimonio, noi festeggiamo due volte 😀

A Gioele, che era dai nonni (troppo freddo) al quale ho immediatamente regalato la medaglia… e che l’ha subito morsicata.

Spero un giorno di tagliare il traguardo assieme a te.

Keep running.

Giuse.

Ps: la seconda volta non si scorda mai per quei 195 metri… perché quando vedi il numero 42, HAI FATTO e hai 195 metri per realizzare. La prima volta non vedi l’ora di tagliare il traguardo, la seconda volta TE LA GODI… e soprattutto mi sono sentito molto spirituale e ho ringraziato i miei piedi, le mie gambe, il mio corpo, il mio cuore… per avermi portato fino lì e per esserci ogni giorno!

Se senti i crampi… ACCELERA!